Facebook a picco : crollo da 120 miliardi.

Il 25 luglio 2018 rappresenta una giornata nera per la storia di Facebook. Il social network di Mark Zuckerberg infatti, ha visto scendere il valore del proprio titolo in borsa del -20% e raggiungere una perdita di 120 miliardi di dollari (i guadagni del 2018), scrivendo così una pagina negativa nella storia di Wall Street e di Facebook stesso. Curiosamente tutto ciò poco dopo che la stessa società ha annunciato l’ennesimo record economico realizzato in un trimestre (13.23 miliardi). Ma quali sono le motivazioni che hanno portato un social network affermato come Facebook a risultati così negativi? C’è da premettere che il pubblico non ha ancora dimenticato lo scandalo Cambridge Analytica, che non ha sicuramente aiutato la crescita di Facebook anzi ha allontanato milioni di potenziali utenti. Analizzando il periodo dell’ultimo trimestre, però le motivazioni appaiono ben diverse: previsioni di guadagno che non sono state rispettate e numero di iscritti che non è aumentato. Le previsioni infatti pronosticavano un incremento del +13.4 miliardi di dollari, contro i +13.23 miliardi realmente ottenuti. Più influente decisamente la seconda; gli utenti ammontano “solo” a 2.23 miliardi, un numero pauroso che però registra un aumento irrisorio del 1.54% rispetto al trimestre precedente. Oltre alle già citate questioni di privacy, ha certamente influito anche al blocco sui social network (Facebook, Google, Whatsapp ecc..) imposto dalla Cina ai danni dei suoi cittadini. Contribuiscono a questo periodo negativo di Facebook anche costi aggiuntivi per garantire la sicurezza degli utenti e per stroncare la diffusione sempre più numerosa delle fake news. Che questo momentaneo crollo di Facebook sia solo un caso? O è forse l’inizio del declino per il gigante blu?

-Andrea Bruno

Formaggio in cambio di automobili : cos’è l’EPA e perché c’entra Trump?

Lo scorso 17 Luglio 2018 i leader dell’Unione Europea e il governo del Giappone hanno firmato uno dei più grandi e importanti accordi economici della storia recente :
l’ Economic Partnership Agreement (EPA).
Il negoziato garantirebbe il libero commercio tra i paesi dell’Unione e il Giappone, segnando così un clamoroso incremento dell’import/export per entrambe le parti ( da qui lo slogan “Formaggio europeo in cambio di automobili giapponesi”).
L’EPA, nonostante le critiche, dovrebbe arrivare al Parlamento Europeo tra qualche mese ed entrerebbe eventualmente in vigore nel 2019. E Trump che c’entra? I negoziati dell’EPA sono cominciati nel 2013, quando Miley Cyrus si dondolava su una palla e andava ancora di moda l’Harlem Shake per intenderci, ma hanno subito un’impennata dall’insediamento di Trump alla Casa Bianca e dal ritiro degli USA dal TPP, l’accordo commerciale di cui il Giappone era il principale beneficiario. La questione porta inevitabilmente ad una grande domanda : quanto sono efficaci le politiche protezionistiche?

-Brian Randazzo