Libra P-402 – La storia di una nave, di un equipaggio, di un medico.

<<Libra, Libra, Libra da Guardia Costiera Roma, dirigete per 60 miglia a sud di Lampedusa, un natante con a bordo circa 480 persone, tra cui 125 minori, si trova in difficoltà. Ha inviato un SOS a Malta, che si è defilata, voi siete l’unità disponibile più vicina. Libra alle ore 10:00 UTC (Coordinated Universal Time) assumete il comando dell’operazione S.A.R. (Search and Rescue), fate presto perché lì sotto c’è l’inferno, over>>. << Roger Roma, nave libra dirige per 60 miglia a sud di Lampedusa e assume il comando della missione, over>>. << Libra da Roma, Malta ci ha appena avvisato che l’imbarcazione si è rovesciata, over>>. << Roger Roma, nave Libra chiama operazione di volo con l’invio di dispositivi di salvataggio, assume ruolo CFM (controllo dei flussi migratori), personale per messa a mare gommone e motobarca a posto, medico operativo, richiediamo una squadra sanitaria di supporto del C.I.S.O.M (Corpo italiano di soccorso dell’Ordine di Malta), over. >>

Era l’11 ottobre 2013, quando la plancia per via ROC ci informa che c’è un contatto, ovvero un natante con a bordo uomini, donne e bambini. L’imbarcazione in questione era partita da Zuwarah, una delle località preferite per le partenze. Come comunicato dal comando generale di Roma si era rovesciata, alle persone a bordo rimaneva un’ora al massimo due, noi non saremmo mai arrivati in tempo. Il comandante decise così di inviare l’elicottero in modo da tenerli a galla con i salvagenti. Il Libra fu la prima nave ad arrivare dopo circa due ore di viaggio dato che ci trovavamo nello stretto di Sicilia. Coordinò le operazioni in cui furono coinvolte una motovedetta della Guardia di Finanza e due CP 300 della Guardia Costiera. Quella fu la Strage, continuo a vedere i cadaveri sparsi in mare, non ce l’avevamo fatta, i sopravvissuti erano stati presi in consegna dai colleghi della Capitaneria di Porto, erano duecentododici, eh sì starete pensando dove erano gli altri, erano in mare dispersi tra le onde del Mediterraneo, che purtroppo è diventato un cimitero senza lapidi né fiori per molti migranti che cercano di attraversarlo. Sul ponte di volo del Libra c’erano quaranta sacchi neri. Gli altri eravamo stati costretti ad abbandonarli per salvare chi era ancora in vita. Durante il salvataggio mi ha colpito un padre che teneva con se tre figli e la moglie, erano rivolti con la faccia verso il mare, erano morti, non c’era niente altro da fare per loro, nonostante ciò il padre me li passò per primi. Fui costretto a lasciarli in mare perché dovevo fare spazio ai vivi sulla motobarca. Questa è solo una delle immagini che durante la notte continuo a vedere. Penso sempre che avevamo fatto il possibile, questa volta però non era bastato, avremmo dovuto fare di più. L’episodio insieme alla strage del 3 ottobre dello stesso anno, accaduta a mezzo miglio da Lampedusa con la perdita di circa 400 persone, fu la goccia che fece traboccare il vaso. Il 18 ottobre fu approvata la missione militare-umanitaria MARE NOSTRUM, perché era intollerabile da parte della Marina Militare e dal Governo Italiano sopportare un sacrificio umano così grande.

Sono il Tenente di Vascello Marco Fumagalli, responsabile medico del pattugliatore d’altura Libra, di Milano, ho frequentato il liceo scientifico e successivamente mi sono laureato in Medicina e Chirurgia, specializzato in Emergency Medicine alla David Geffen School of Medicine sono ritornato a Milano dove ho lavorato per 2 anni nell’elisoccorso diventandone responsabile provinciale. Avevo fatto carriera molto in fretta e così il giorno del mio 35° compleanno decisi di partecipare al concorso per entrare in Marina, come Ufficiale del Corpo Sanitario. Ancora me lo ricordo il giorno in cui arrivò la raccomandata con scritto che ero stato ammesso, era il 3 settembre del 2011. Fu uno dei giorni più belli della mia vita perché riuscii a conciliare la mia passione, il mare, con il lavoro. Finalmente mi sentii realizzato. Era quello che volevo fare sin da quando ero piccolo. Era il mio sogno nel cassetto che finalmente si realizzava. Dopo un anno di addestramento presi il largo sul Cacciatorpediniere Andrea Doria, fiore all’occhiello della nostra Marina Militare. Fu un anno tranquillo non mi venivano ancora affidate grosse responsabilità. Il 19 giugno del 2013 feci il cambio di consegne con il responsabile medico del Libra, ecco è da qui che incomincia la mia storia. Era lo stesso giorno in cui il Tenente di Vascello Catia Pellegrino firmato il Giornale di Chiesuola, era diventata il primo comandante donna, ma soprattutto il comandante di nave Libra.

Passarono tre interminabili anni quando un giorno durante un corso di aggiornamento per medici d’emergenza mi arrivò una telefonata, una di quelle che ti cambiano la giornata, che non ti aspetteresti mai, ma che quando arrivano, arrivano al cuore. Era Salem, un ragazzo Siriano, aveva 20 anni, quando si inoltrò su una di quelle carrette del mare. Aveva scelto di migrare perché la guerra non gli permetteva di studiare e perché voleva successivamente portare in salvo la sua famiglia. Mi aveva chiamato perché quel giorno a casa, gli era arrivata una mail, molto simile alla raccomandata che ricevetti per posta. Era stato ammesso alla facoltà di Medicina e Chirurgia alla statale di Pavia. Quando stava per salutarmi mi disse: << I’m from Syria, I’m 20 years old, I just want to complete my study, and let my family live a safe life, if we weren’t lucky we would have died, if we hadn’t find you we would be died now but we thank God for that>>. Quello fu il colpo di grazia, per quel giorno poteva bastare e gli attaccai il telefono in faccia. Mi sciolsi in un pianto pieno di emozioni, che non riesco neanche a descrivere da quanto erano forti. Da quel giorno diventammo inseparabili era come un fratello, non un amico importantissimo ma un fratello di quelli che non ti scegli ma che ti capitano, perché se lo eravamo non era per merito nostro ma del fato, quello che noi chiamiamo il fato del mare, lo stesso che fu scritto per Enea ed Ulisse. Ora è al secondo anno di medicina e per guadagnare qualche soldo fa l’interprete per la questura di Siracusa presso il GICIC (Gruppo interforze di contrasto all’immigrazione clandestina).

Per la prima volta mi trovavo sul Libra e sotto il comando di una donna, per me erano due novità, come ufficiale medico generalmente non ci sono grosse sorprese, con eruzioni cutanee, tagli, qualche frattura ma soprattutto tante ustioni. Alle due novità se ne aggiunse una terza con tutto il suo carico di lavoro a cui mi sarei dovuto dedicare, patologie fisiche e mentali che non avevo ancora incontrato negli ospedali Italiani dovute allo stress a cui questi individui erano sottoposti.

Abituarsi a quell’esodo è impossibile perché in tutto quello che ogni giorno sei tenuto ad affrontare c’è sempre un valore umano che prescinde da tutto anche dall’indossare una divisa. La speranza è di non mancare mai all’appello del bisogno e soprattutto di essere all’altezza delle emergenze che in alcune circostanze sono veramente difficili per il numero delle persone e per le condizioni meteo.

Sai che in quel momento ci sono in ballo delle vite umane, donne e bambini gente come te che sono stati solo più sfortunate di te perché sono nate in altro luogo. Quello che in quei momenti devi fare è prenderti le tue responsabilità. Magari in un giorno devi fare tutto quello che la Marina ti chiede in un’intera carriera e poi magari per il resto della tua carriera non ti succederà più niente, però quello è il tuo momento, la ci sei tu, il tuo comandante, il tuo equipaggio, sull’altro lato della bilancia c’è la vita di quei signori che sono in mare che stanno cercando una vita più fortunata magari non solo per loro ma anche per i propri figli, e che pur di portarli in salvo sono disposti a dare la loro vita.

Mi viene in mente una ragazza di nome Bahira, che era partita da Gars Garabulli una città della Libia nella regione della Tripolitania, il barcone su cui navigava era stato intercettato dalla Guardia Costiera a 90 miglia da Lampedusa. Appena imbarcati sulla CP 300 il medico del C.I.S.O.M aveva richiesto l’intervento del Libra perché era necessaria un’operazione d’urgenza. Bahira era all’ottavo mese di gravidanza, le sue condizioni cliniche erano gravi. Fu trasferita sul Libra. Appena arrivata nelle mie mani non era cosciente, era bradicardica e il suo respiro si sentiva appena. Il problema però non era quello. Le persone da salvare erano due. Fu un’ora interminabile ma dopo aver effettuato il cesareo d’urgenza e aver eseguito le manovre ALS (advanced life support) riuscimmo a riportare invita la madre e il figlio che chiamò Hamed Idiris Ibraahim. Fu un giorno che non scorderò mai perché in un’ora sola riuscii a percepire tutte le emozioni possibili a partire dall’angoscia di non riuscire a salvarla alla felicità e la gioia di averla riportata in vita e di aver fatto nascere una docile creatura.

<< Eco Sierra, Eco sierra da Nave Libra, squadra sanitaria pronta al trasferimento in elicottero, il medico ha dichiarato parametri stabili e ha autorizzato il trasferimento. Siete autorizzati all’atterraggio, over>> << roger da Eco Sierra, procediamo all’atterraggio, over>> <<…>>, << Libra da Eco Sierra, trasferimento completato, pronti al decollo>> << Roger Eco sierra, decollo autorizzato, buona giornata a tutto l’equipaggio dell’elisoccorso>> << buona giornata Libra e in bocca al lupo. Passo e chiudo>>.

 

Ogni riferimento a persone esistenti è puramente casuale.

Tratto da una storia vera.

Pubblicato da

Paolo Pallavicini

4th year science oriented High School Leone XIII - Milano

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